Auto sostitutiva: cos’è e chi paga
5 Marzo 2020 No Comments » Servizi accessori Giovanni Senatore

Il risarcimento per fermo tecnico

In caso di incidente provocato da terzi, ad esempio un tamponamento, il danneggiato ha diritto al risarcimento del danno che deriva dal mancato utilizzo del proprio veicolo nel periodo in cui esso è in riparazione. Esso non riguarda il danno materiale subito dalla vostra automobile a causa dell’urto, ma il mancato guadagno e i costi derivanti dall’impossibilità di adoperare il proprio mezzo durante il fermo tecnico.

Il fermo tecnico e le garanzie dirette

Benché il carrozziere a cui affidate la riparazione del vostro mezzo possa mettervi a disposizione la propria auto sostitutiva come servizio aggiuntivo – non a caso si chiama “auto di cortesia” –, il risarcimento viene riconosciuto dall’assicurazione soccombente solo in caso di danno provocato da terzi. Quindi non spetta nei casi in cui la riparazione riguardi danni derivanti da grandine, atti vandalici e via dicendo.

Vale la pena ricordare che l’auto sostitutiva che la carrozzeria mette a disposizione dei propri clienti come auto di cortesia, deve essere intestata alla carrozzeria con la dicitura “noleggio senza conducente”.

Naturalmente la propria polizza assicurativa può contemplare l’uso di un auto sostitutiva per coprire i periodi d’impossibilità di utilizzo del proprio mezzo a causa di danni previsti anche dalle garanzie dirette: grandine, atti vandalici, furto e incendio, ecc. In questo caso però, l’auto sostitutiva dev’essere chiesta, e quindi fornita, dalla propria compagnia assicurativa, e non dal carrozziere a cui ci siamo rivolti.

Quantificazione giornaliera del fermo tecnico

La quantificazione economica della perdita derivante dall’impossibilità di adoperare il proprio veicolo per gli spostamenti non è sempre facile o lampante da calcolare. Bisogna innanzitutto tenere in considerazione i tempi effettivi necessari al vostro carrozziere per riparare la vostra automobile. Se il carrozziere impiega tre giorni – quindi 24 ore lavorative – per riparare il mezzo, ma poi per motivi terzi l’auto viene restituita dopo una settimana, saranno risarciti solo i giorni effettivi necessari alla riparazione. Deve esserci, cioè, un nesso diretto tra le ore di riparazione indicate dal carrozziere nel suo preventivo e quelle che è possibile richiedere all’assicurazione soccombente come risarcimento del fermo tecnico.

Nel calcolo del risarcimento ogni giorno in cui si usufruisce dell‘auto sostitutiva conta otto ore e non – come sarebbe più naturale pensare – ventiquattro. Quindi se tenete l’auto di cortesia per due giorni, il risarcimento contemplerà 16 ore e non 48. Vengono inoltre considerati risarcibili solo i giorni lavorativi. Questo significa che se per qualche motivo tenete l’auto sostitutiva anche nel fine settimana, il sabato e la domenica non verranno considerati ai fini del calcolo. Infine il costo giornaliero dipende da un certo numero di variabili quali la cilindrata, il modello, la classe del mezzo, per cui è impossibile indicare una cifra fissa.

Dimostrarne la necessità

Tutto questo è subordinato naturalmente a un’effettiva necessità dell’auto sostituiva, la quale purtroppo non contempla la reale comodità che il proprio mezzo rappresenta per tutti noi. Ad esempio se il danneggiato adopera la propria automobile per andare a lavoro, ma il tragitto tra la propria abitazione e il posto di lavoro è comodamente collegato da mezzi pubblici, sarà difficile che l’assicurazione soccombente risarcisca l’auto sostitutiva che, in questo caso, viene ritenuta non necessaria.

Per questo motivo il carrozziere in genere vi farà compilare un documento in cui specificare la necessità dell’auto sostitutiva (dichiarazione di necessità dell’auto sostitutiva). Affiancato da un vero e proprio contratto di noleggio, in cui verrà indicata ora e giorno di uscita e di entrata del mezzo destinato. Negli anni la giurisprudenza ha quasi sempre garantito il risarcimento del fermo tecnico senza la necessità di dimostrarne l’effettiva necessità, (in re ipsa) persino a prescindere dall’uso a cui l’automobile era destinata, almeno fino alla storica sentenza della Cassazione n. 20620 del 14 ottobre 2015. La quale ha ribaltato gli orientamenti imponendo al danneggiato l’onere di provare la perdita subita.

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