UN GIUSTO RISARCIMENTO DA INFORTUNIO: COME OTTENERLO?
26 Dicembre 2019 1 Comment Infortuni Giovanni Senatore

Un giusto risarcimento da infortunio non è sempre facile da ottenere per il cittadino comune. In caso di infortunio contratto sul posto di lavoro, ad esempio, l’INAIL NON riconosce tutte le voci di danno. Il danno differenziale infatti, ovvero la differenza tra quanto versato dall’INAIL a titolo di indennizzo e quanto è possibile richiedere al responsabile civile a titolo di risarcimento, l’INAIL lo riconosce solo per gli infortuni superiori ai sei punti di invalidità permanente; o per meglio dire, tra i sei e i quindici punti. Perché oltre i sedici, l’INAIL riconosce direttamente la pensione d’invalidità.

Una cosa a cui prestare attenzione, quindi, è la differenza – non solo semantica – tra indennizzo e risarcimento. L’indennizzo riguarda la perdita economica subita a seguito dell’infortunio: ad esempio lo stipendio del lavoratore dipendente, di cui l’INAIL si farà parzialmente carico (circa il 60%-70% dello stipendio, a seconda del tipo di contratto di lavoro). Il risarcimento, invece, è il ristoro totale del danno subito, che può comprendere una lesione fisica, ma anche una perdita patrimoniale (il libero professionista che non può produrre reddito perché infortunato) e/o un danno materiale. L’INAIL, quindi, riconosce sempre l’indennizzo, anche per gli infortuni valutati al di sotto dei sei punti d’invalidità. Ma riconosce il ristoro totale del danno subito dal lavoratore solo per quegli infortuni che sono stati valutati superiori ai sei punti d’invalidità permanente.

Chi paga fino a sei punti?

Chi paga allora per i danni valutati tra zero e i sei punti? In questo caso il danneggiato è coperto dall’assicurazione privata del responsabile civile, ovvero colui che ha provocato il danno. Una delle prime cose da valutare, allora, è se l’incidente sia avvenuto sul posto di lavoro o “in itinere”, cioè lungo il tragitto casa-lavoro/lavoro-casa o negli spostamenti tra due sedi lavorative differenti della propria azienda. 

Nel primo caso, a pagare è l’assicurazione privata del datore di lavoro. Ma questo significa che il datore di lavoro deve essere assicurato contro gli infortuni a cui possono incorrere i suoi dipendenti. Se non dovesse risultare assicurato, allora il danno lo dovrà risarcire lui, magari a seguito di una causa civile. L’ambito su cui ci si muove, tuttavia, è quello della RC (responsabilità civile). Quindi è necessario dimostrare che sussista una effettiva responsabilità del datore di lavoro: ad esempio che non abbia opportunamente equipaggiato i suoi dipendenti di DPI (dispositivi di protezione individuale).

E gli infortuni in itinere?

Nel secondo caso invece, l’infortunio “in itinere” – che, lo ricordiamo, viene riconosciuto per tutta la durata dello spostamento (e non più solo entro la prima mezz’ora) ma percorrendo il tragitto più breve e possibilmente con mezzi pubblici –, a pagare è l’assicurazione soccombente. Quella, cioè, del responsabile civile che ha causato il danno: ad esempio l’automobilista che ha investito il lavoratore o cilindrato l’automobile su cui stava viaggiando. Vale la pena ricordare che, anche in questo caso, mentre l’INAIL riconosce sempre l’indennizzo a cui il lavoratore ha diritto, il risarcimento del danno viene invece corrisposto solo se l’infortunio è valutato superiore ai sei punti d’invalidità permanente.

NOTA: in caso di assenza di un proprio dipendente a causa di evento traumatico causato da terzi, ad esempio un incidente stradale, anche il datore di lavoro subisce un danno di tipo economico, corrispondente alla mancata produzione che l’assenza comporta, dalla parziale copertura dell’indennizzo (parte dello stipendio, infatti, sarà a carico del datore) e dall’eventuale assunzione di un sostituto. In questo caso, il datore di lavoro può recuperare tutti gli oneri e i costi sostenuti per l’assenza del proprio dipendente. Questa specifica circostanza assume il nome di “rivalsa del datore di lavoro”, e ce ne occuperemo più in dettaglio in un altro articolo.

E gli infortuni accidentali?

Per gli infortuni accidentali poi, se possibile, la situazione è ancora peggiore. A quanti è capitata la sfortuna di venire azzannati da un cane, ad esempio, è ben nota la difficoltà di ottenere un giusto riconoscimento del danno subito. Questo, a causa di un iter particolarmente articolato e complesso. Il proprietario del cane era assicurato? Ci siamo preoccupati di prendere le sue generalità mentre eravamo stesi a terra con un polpaccio ferito? Il proprietario o i suoi familiari si sono forse raccomandati di non raccontare nulla agli operatori preposti, “tanto poi ci si mette d’accordo”?

La situazione si complica per tutti quegli infortuni accidentali che possono capitare mentre si passeggia per strada, ad esempio, o percorrendo il corridoio di un supermercato o, ancora, scendendo le scale condominiali dopo una visita a parenti. O più semplicemente, attraversando la città a bordo di un mezzo pubblico, tenendosi aggrappati alla maniglia del mancorrente.

“Talvolta nella vita capitano infortuni in cui bisogna avere un briciolo di follia per cavasela”

— François de La Rochefoucauld

Come dobbiamo comportarci, quindi, se ci cade in testa un oggetto lasciato andare inavvertitamente da un balcone o una finestra? Se capitomboliamo giù da una scala non omologata? Se scivoliamo su un pavimento bagnato non debitamente segnalato? O ancora, se la maniglia del mancorrente a cui siamo appesi si spezza, perché difettosa o usurata, e ruzzoliamo a terra lungo il tram?

Cosa può fare lo Studio San Giorgio?

Grazie a una competenza accumulata in più di dieci anni di attività, lo Studio San Giorgio è in grado di assistere il lavoratore o il comune cittadino, non solo a ottenere un giusto risarcimento per tutti i danni riportati – ad esempio il danno differenziale, come dicevamo prima, non riconosciuto dall’INAIL –, ma anche ad attraversare agevolmente l’iter burocratico e sanitario a cui ci si deve sottoporre per guarire dalle lesioni e ottenere un giusto risarcimento da infortunio.

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